ARCHIVIO STORICO DELL’OSSERVATORIO ASTROFISICO DI CATANIA

 

INVENTARIO

 

                                                                                                                                                            di Rosalia Vinci

 

 

 

 

 

 

Vaccarini

STORIA DELL’ENTE PRODUTTORE

 

 

La città di Catania fin dal XIV secolo aveva ospitato quasi ininterrottamente la corte regia al Castello Ursino. Nel 1416, però, Alfonso d’Aragona trasferì la sede del governo a Palermo dove, nel 1434,  s’incoronò re di Sicilia. Questo trasferimento apportò gravi conseguenze alla vita sociale ed economica della città e l’interessamento delle autorità cittadine non ottenne grandi risultati tranne quello di veder diventare la loro città (1434) sede dello Studium Generale, l’odierna Università. Perché questa potesse funzionare e conferire Lauree però era necessaria l’approvazione papale, dato il ruolo di preminenza acquisito dalla Chiesa nell’istruzione fin dal Medioevo, che arrivò con la bolla emanata nel 1444 da papa Eugenio IV. Questa  decretò dunque la nascita del Siculorum Gymnasium, cioè l’Ateneo catanese, e la conseguente potestà di conferire lauree in Teologia, Medicina, Diritto Civile e Canonico, con tutti i privilegi delle altre Università, in particolare quella di Bologna.

La bolla pontificia giunse a Catania nel 1445 quando Alfonso, avendo costretto alla fuga Renato d’Angiò per il quale parteggiava lo stesso papa Eugenio IV, si insediò come sovrano nel Regno di Napoli. Nel 1446 poi i Catanesi riuscirono a fare approvare al re un capitolo con il quale, in tutta l’Isola, si assicurava all’Università di Catania l’esclusività dell’istruzione superiore.                         

A partire dal 1737, però, con le concessioni ai collegi palermitani dei Teatini e dei Gesuiti, prima, e all’Accademia delle Scienze, poi, e ancor più nel 1805 con la fuga dei Borboni in Sicilia e il provvisorio ritorno di Palermo come capitale del Regno, l’Accademia venne elevata a rango di Università e Catania perse definitivamente l’esclusività dello Studium Generale.

Già dal 1779 l’Università di Catania prevedeva l’insegnamento di Astronomia, anche se per mancanza di docenti fu effettivo soltanto dal 1788 con Vincenzo Zuccarello; alla sua morte l’incarico venne affidato per un anno a Fortunato Paternò Tedeschi, lettore di metafisica, per i due anni successivi a Giuseppe Orlando, docente di Geometria elementare, ed infine a Francesco Gambino. Quest’ultimo, per la mancanza di un Osservatorio, fino al 1835 fu costretto ad  insegnare Astronomia teorica. Tra il 1842 e il 1844 anche il valente matematico catanese Giuseppe Zurria tenne, gratuitamente, lezioni di astronomia teorica. Il periodo fino all’Unità d’Italia, poi, fu talmente ricco di vicende sanguinose che il governo borbonico non prese minimamente in considerazione qualsivoglia tentativo di ottenere fondi per un Osservatorio, o anche soltanto per corsi di perfezionamento in astronomia.

La legge Casati, in virtù del decreto prodittatoriale Mordini del 17 ottobre 1860, fece sperare che l’Università di Catania si potesse riprendere, ma ben presto ci si dovette arrendere alla triste evidenza che fosse stata relegata tra gli istituti di second’ordine. Il mondo universitario catanese, allora, reagendo con grande forza, costituì un Consorzio tra Provincia e Comune che dal 1877 contribuì con finanziamenti allo sviluppo e all’espansione dell’Università fino ad ottenerne, dal 1885, il reintegro tra quelle primarie.

Con questa premessa è facile comprendere quanto sia stato travagliato l’iter che nel 1880 portò alla nascita dell’Osservatorio catanese.

Nel 1876, durante le celebrazioni indette dall’Accademia Gioenia per il ritorno a Catania delle ceneri del musicista Vincenzo Bellini, Pietro Tacchini, astronomo aggiunto all’Osservatorio Astronomico di Palermo, propose all’assemblea la creazione di un Osservatorio da erigere sull’Etna  per lo studio fisico degli astri.

Il prof. Tacchini, in effetti, aveva preso parte con Angelo Secchi alle osservazioni dell’eclisse solare del 22-12-1870 durante le quali si era certamente reso conto della nitidezza del cielo notturno siciliano e, probabilmente memore di ciò, credette opportuno suggerire al Governo la costruzione di una stazione astronomica e meteorologica in cima all’Etna. Questa volta la proposta fu felicemente accolta e la direzione dei lavori venne affidata allo stesso Tacchini. Per la costruzione dell’Osservatorio, dedicato a Vincenzo Bellini, fu stipulata una convenzione con condivisione delle spese da sostenere tra Comune, Provincia, Ministero della Pubblica Istruzione e Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio. L’Osservatorio, completato nel 1880, venne costruito in prossimità del cratere centrale, sul versante Sud, incorporando la Casa degli Inglesi – struttura preesistente, costruita nel 1804 dai fratelli Mario e Carlo Gemmellaro e successivamente ampliata con l’aiuto finanziario dei militari della flotta inglese di stanza a Catania, presso cui prestava servizio medico Carlo Gemmellaro. L’edificio, insieme con l’Osservatorio Astrofisico, dotato anche di un rifrattore Merz con montatura equatoriale del Cavignato di Padova, avrebbe compreso una stazione meteorologica ed alcuni locali assegnati all’Università. In città, inoltre, nel 1885, a causa delle proibitive condizioni meteorologiche invernali sull’Etna e dopo che il Comune aveva ceduto parecchi locali dell’ex convento dei Benedettini, venne costruita, per inziativa di Tacchini, una succursale che avrebbe ospitato alcuni strumenti meteorologici ed un’altra montatura equatoriale Cavignato, così da potervi continuare le osservazioni durante l’inverno, con lo stesso obiettivo del telescopio dell’Etna.

I buoni risultati indussero Pietro Tacchini a proporre, nel 1886, l’Osservatorio di Catania per la realizzazione della “Carta Fotografica del Cielo”, iniziativa promossa dall’Accademia di Francia e alla quale presero parte 18 stazioni nel mondo: Algeri, Parigi, Oxford, Tolosa, Bordeaux, Greenwich, Helsingfors, Potsdam, San Fernando, Tacubaya, Santiago, La Plata, Rio de Janeiro, Cape Town, Melbourne, Sidney, la Specola Vaticana e Catania. Ognuno di questi Osservatori ebbe il gravoso compito di fotografare la volta celeste, relativamente alla parte loro assegnata, per costruire il catalogo delle stelle fino alla 11^ magnitudine circa, e la carta celeste fino alle stelle di 15^ magnitudine.

Intanto la sede cittadina dell’Osservatorio si era ampliata per un’area di oltre 4000 mq, adiacenti all’ex convento dei Benedettini, donati dal Municipio ed usati per accogliere un astrografo fabbricato dallo Steinheil di Monaco ed una montatura equatoriale con cannocchiale, fabbricati dalla Salmoiraghi di Milano. L’Osservatorio Vincenzo Bellini così, per una maggiore difficoltà nei collegamenti dovuti alla sua posizione, per una scarsezza di fondi che non permetteva la stessa strumentazione presente in succursale, divenne esso stesso succursale della sede di città.

 Fu questa la situazione trovata nel 1890 da Annibale Riccò, astronomo aggiunto dell’Osservatorio di Palermo e negli ultimi due anni anche direttore incaricato, quando venne chiamato a Catania per ricoprire la cattedra di Astrofisica e dove, nello stesso anno, venne nominato direttore dell’Osservatorio Geodinamico, annesso a quello di Astrofisica. L’attività svolta da Riccò fino alla sua morte, avvenuta per malaria nel 1919, fu veramente notevole. Astronomo, Geofisico e Meteorologo si occupò di migliorare i collegamenti tra Catania e la sede sull’Etna facendo installare il telefono ed un collegamento telegrafico diretto tra la sede di città e l’Ufficio Centrale Telegrafico di Catania, servendosi di questo per comunicare con trenta stazioni sismiche che dipendevano dall’Osservatorio Geodinamico; diede inizio a Catania alla sorveglianza solare in stretta collaborazione con l’astrofisico americano George Ellery Hale - fondatore degli osservatorii di Yerkes, Monte Wilson e Monte Palomar - attraverso osservazioni quotidiane di macchie e protuberanze per le quali ordinò, con l’aiuto della fondazione Hale, l’acquisto dello Spettreliografo Toepfer; avviò il lavoro di raccolta e di misura delle lastre  fotografiche per il Catalogo Stellare della zona di Catania della Carta del Cielo, affidando la direzione dei calcoli ad Azeglio Bemporad; acquistò uno spettroscopio Zeiss a visione diretta che dal 1922 venne, poi, usato anche per l’osservazione sistematica della cromosfera; curò la stampa delle Memorie della Società degli Spettroscopisti Italiani, società fondata nel 1871 da Pietro Tacchini, Angelo Secchi e Lorenzo Respighi. Alla sua morte seguì la separazione degli Osservatori Meteorologico e Geodinamico da quello Astrofisico, la direzione del quale venne affidata a Vittorio Balbi fino al 1924, sostituito da Bortolo Viaro nel breve periodo del luglio 1922 e morto subito dopo per malaria.

In seguito al decreto del Ministero della Pubblica Istruzione del 31 dicembre 1923 i regi osservatorii passarono alle dirette dipendenze del Ministero stesso e così fu anche per l’Osservatorio Astrofisico di Catania, ma non per la sede etnea che, sempre più abbandonata dagli astronomi, restò all’Università dalla quale, nel 1925, fu assegnata a Vulcanologia.

Dal 1924 l’Osservatorio Astrofisico fu diretto da Giuseppe Favaro fino a quando, nel 1933, assunta la direzione dell’Osservatorio di Trieste, venne sostituito da Azeglio Bemporad. Questi, di origine semita, rimase in carica fino al 1938,  quando venne allontanato a causa delle leggi razziali e l’incarico tornò nuovamente a Favaro che, pur mantenendo la direzione di Trieste, venne allora nuovamente incaricato della direzione dell’Osservatorio di Catania per la continuazione del Catalogo Astrofotografico coinvolgendo pertanto nella direzione Luigi Taffara. Dalla fine del 1943 Bemporad venne reintegrato nel suo vecchio ufficio dove esercitò le sue funzioni fino al 1945, anno della sua morte

E’ importante ricordare che nel 1942 l’Osservatorio Astrofisico completò il lavoro per il Catalogo Astrofotografico che tante energie e tante intelligenze aveva coinvolto nell’arco di un cinquantennio, pubblicando un Catalogo completo immediatamente utilizzabile: soltanto l’Osservatorio di Helsingfors fece altrettanto.

Questo lavoro però seppure immenso e di grande merito condizionò parecchio lo sviluppo di nuove attività di ricerca dovendo usufruire, purtroppo, di risorse umane ed economiche alquanto limitate.

Dopo la morte di Azeglio Bemporad la direzione dell’Osservatorio venne affidata dal 1945 al 1954 ad Eugenio De Caro al quale seguì fino al 1967 Mario Girolamo Fracastoro. Soltanto per il mese di luglio del 1954 la direzione venne assunta da Piero Tempesti.

Eugenio De Caro si occupò del riassetto strumentale e del riordinamento amministrativo dell’Osservatorio, malgrado la cronica mancanza del personale scientifico. Si occupò inoltre dell’esistenza dell’Osservatorio stesso ottenendo la modifica dei progetti iniziali dei nuovi fabbricati dei padiglioni ospedalieri, che per la loro altezza lo avrebbero reso inattivo, ottenendo dall’Ospedale come risarcimento, per i danni già arrecati dalle opere murarie messe in atto, migliorie per i locali dell’Istituto scientifico.  

Già con De Caro, ma ancor più con Fracastoro, l’Osservatorio rinacque a nuova vita scientifica con interventi ed iniziative in varie direzioni.

Fu completato il trasferimento dell’Osservatorio dedicato ad Annibale Riccò nella nuova sede della cittadella universitaria sulla collinetta di S. Sofia; fu creata la Stazione Stellare di Serra la Nave, a m.1725 sul livello del mare, inaugurata il 28 giugno 1966 ed onorata da un convegno della Società Astronomica Italiana; fu ripristinato l’insegnamento di Astronomia e attivato il corso di Geodesia; si ricostituì l’Istituto di Astronomia con sede presso l’Osservatorio Astrofisico; fu riattivato il corso di Fisica dello spazio; furono acquistati nuovi e migliori strumenti.

Nel 1966 Fracastoro lasciò Catania per assumere la cattedra di Astronomia nell’Università di Torino e vi tornò soltanto nel 1983, malgrado il suo avanzato cattivo stato di salute, per un sopralluogo alla stazione osservativa che considerava il suo fiore all’occhiello, che stava rischiando la distruzione a causa di un’eruzione.

Con le successive direzioni dei proff. Salvatore Cristaldi e Giovanni Godoli si potenziarono e consolidarono tutta le opere avviate sotto la direzione di  Fracastoro.

 

                              

 


ENTE CONSERVATORE : la sede e le carte

 

 

L’Archivio storico dell’Osservatorio Astrofisico di Catania è conservato nella Biblioteca e in alcuni armadi metallici lungo i corridoi dello stesso Osservatorio, dedicato ad Annibale Riccò, sito nella nuova sede che si trova presso la cittadella universitaria, sulla collinetta di S. Sofia.

La documentazione ha subìto i movimenti dello stesso ente produttore che, avendo fisicamente occupato più sedi anche contemporaneamente, è stata ovviamente dislocata in più luoghi.

Il primo osservatorio sorto nel 1880 sull’Etna, a quota 2941 m., comprendeva una stazione meteorologica ed alcuni locali dell’istituto di Vulcanologia dell’Università, istituto al quale venne assegnato nel 1925 quando già da alcuni decenni la sua attività si era molto rallentata. Quasi immediatamente, dal 1885 infatti, il predetto osservatorio venne soppiantato dalla nuova sede cittadina creata presso i locali dell’adiacente Monastero dei Benedettini, onde evitare tutti i problemi dovuti alle pessime condizioni atmosferiche gravanti sull’Etna nel periodo invernale. Dotato di tutti gli strumenti necessari ad una ottimale attività osservativi, tanto che permise a Catania di partecipare al progetto internazionale della Carta del Cielo, l’Osservatorio rimase in quel luogo fino al 1966 quando, grazie all’interessamento di Fracastoro e dei suoi collaboratori, furono costruite due nuove sedi.  

Una è la sede osservativa di Serra La Nave sull’Etna, a m. 1750 s.l.m., l’altra è l’attuale sede dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.

Qui è confluita tutta la documentazione prodotta in più di un secolo di attività scientifica ed amministrativa dello stesso, compresa quella relativa alla Carta del Cielo che si trovava nei vecchi locali di piazza Vaccarini, trasferita prima presso un deposito dell’Università e successivamente in locali dell’Osservatorio adibiti a magazzini.  

 

L’archivio, il riordinamento del quale è stato eseguito su documenti  in evidente buono stato di conservazione, consta delle seguenti Serie:

 

Sunspots-Macchie solari, 1865-1964

Corrispondenza, 1870-1967

Prominences-Protuberanze solari, 1881-1965

Fotografie, 1885-1955

Amministrativo-contabile, 1887-1954

Fotografia celeste, 1891-1941

Fondi degli Astronomi, 1891-1954

Astronomia, 1900-1915

Microfotogrammi, 1953-1960