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Il telescopio ASTRI-Horn, costruito nell’ambito del progetto ASTRI presso la stazione osservativa dell’INAF “M.C. Fracastoro” a Serra La Nave, sulle pendici dell’Etna, è il primo telescopio Cherenkov (IACT) a implementare l’innovativa configurazione ottica a doppio specchio Schwarzschild-Couder, accoppiata a una compatta camera ottica basata su sensori in silicio (SiPM) sviluppata da INAF. Il telescopio è stato dedicato a Guido Horn D’Arturo, l’astronomo italiano padre della tecnologia a specchi tassellati per i telescopi astronomici, a cui è stato dedicata recentemente la conferenza “Mosaic telescopes – Technology and Science ” (Bologna, 26-27 gennaio 2026).

Tra il 2020 e il 2022, la struttura è stata sottoposta a una profonda revisione e aggiornamento. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Publications of the Astronomical Society of the Pacific a guida INAF, illustra i dettagli delle migliorie apportate, che hanno riguardato per esempio l’uso di nuovi rivestimenti ottici riflettenti (ottimizzati per catturare la luce Cherenkov riducendo al contempo il “rumore” del fondo del cielo notturno) dei segmenti dello specchio primario, il potenziamento della camera e un rinnovamento del software di controllo e quello di acquisizione dati, nonché il raffinamento delle simulazioni MonteCarlo e i primi test di algoritmi di apprendimento automatico per l’analisi degli sciami.

Per verificare le nuove prestazioni, ASTRI-Horn ha osservato la “candela standard” dell’astrofisica gamma: la Nebulosa del Granchio (Crab Nebula).

Le osservazioni, condotte tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, hanno permesso di rivelare la sorgente con una buona significatività in circa 20 ore di dati selezionati. L’analisi ha inoltre permesso di ricostruire lo spettro energetico della nebulosa fino a 10 TeV, risultato in ottimo accordo con le precedenti misure effettuate da reti di telescopi Cherenkov come MAGIC e H.E.S.S.

Dall’articolo di G. Leto et al.: la Nebulosa del Granchio osservata da ASTRI-Horn

 

 

Un banco di prova fondamentale per l’ASTRI Mini-Array e gli SST del CTAO

I risultati ottenuti non sono solo un traguardo per questo telescopio, ma rappresentano un punto chiave per il futuro dell’astrofisica alle altissime energie. La campagna osservativa di ASTRI-Horn ha infatti permesso di verificare l’intera catena di acquisizione, simulazione e analisi dei dati.

Queste tecnologie, sviluppate con un fortissimo contributo italiano, costituiscono infatti la base costruttiva e operativa dei telescopi a doppio specchio dell’ASTRI Mini-Array, composto da nove telescopi attualmente in fase di realizzazione presso l’Osservatorio del Teide a Tenerife (Canarie, Spagna), e dei futuri telescopi di piccole dimensioni (SST) per il sito sud del Cherenkov Telescope Array Observatory (CTAO) in Cile.

Inoltre, l’esperienza maturata sull’Etna in condizioni ambientali estreme – tra esalazioni, ceneri vulcaniche e sbalzi termici – ha fornito lezioni preziose per garantire che i futuri telescopi abbiano una durabilità e un’affidabilità senza precedenti.

L’esperienza si arricchirà nei prossimi mesi, grazie al programma europeo PN RIC CTA++, con il perfezionamento dell’osservazione dei vulcani con sciami muonici.

ASTRI-Horn si conferma così non solo un eccellente prototipo tecnologico, ma anche uno strumento scientifico maturo, che con la sua modularità può facilmente essere riprodotto sulla scala più grande della prossima generazione di telescopi per raggi gamma di altissima energia.

Fonte: astri.inaf.it

 

Per approfondire:

  • L’articolo scientifico è pubblicato da Publications of the Astronomical Society of the Pacific: “The ASTRI-Horn Cherenkov Telescope: Technical Assessment and Calibrations Following its Refurbishment for the ASTRI Mini-Array and CTA-SST Pathfinder” (G. Leto, C. Bigongiari, M. Capalbi, O. Catalano, V. Conforti, G. Contino, A. Compagnino, S. Crestan, F. Gianotti, A. Giuliani, S. Iovenitti, S. Lombardi, M. C. Maccarone, T. Mineo, D. Mollica, G. Pareschi, F. Pintore, P. Sangiorgi, F. G. Saturni, S. Scuderi, G. Sironi, G. Sottile, G. Tosti, G. Bellassai, P. Bruno, M. Corpora, C. Gargano, S. Garozzo, V. Giordano, F. Incardona, F. Lo Gerfo, D. Marano, E. Martinetti, A. Micciché, G. Nicotra, A. Segreto, R. Z. Sanchez, L. A. Antonelli, G. Cusumano, E. M. de Gouveia Dal Pino, O. Fedorova, F. Fiordoliva, S. Gallozzi, N. La Palombara, F. Lucarelli, A. Stamerra, S. Vercellone, A. Wolter, C. Arena, P. Bambhaniya, U. Barres de Almeida, L. Bilardello, A. Bharathan, Markus Böttcher, G. Bonnoli, A. Bulgarelli, F. Casaburo, Y. Chen, A. Costa, F. D’Ammando, R. Della Ceca, D. Falceta-Goncalves, A. Franceschini, S. Germani, A. La Barbera, D. J. Maheso, E. Molina, K. Munari, A. Pagliaro, O. Petruk, J. C. Rodríguez-Ramírez, M. Rigoselli, P. Romano, G. Romeo, S. Spinello, A. Sunny, and H.-S. Zhang2026, PASP 138 085001 – DOI 10.1088/1538-3873/ae8478)