Dopo un’importante fase di aggiornamento e calibrazione, il prototipo ASTRI-Horn sull’Etna si dimostra uno strumento di grande successo. Oltre ai risultati scientifici ottenuti, il telescopio ha permesso di confermare la validità delle tecnologie impiegate che sono sfruttate anche dall’ASTRI Mini-Array e dei telescopi SST del Cherenkov Telescope Array Observatory (CTAO) e sarà presto utilizzato come banco di collaudo per lo studio dei vulcani tramite l’osservazione dei muoni con tecnica Cherenkov.
L’array di telescopi Cherenkov interamente “made in Italy” Astri è ormai in dirittura d’arrivo: dei nove previsti – tutti sull’isola di Tenerife, alle Canarie – ne sono già stati montati sette. Come sono fatti e quale scienza produrranno? In cosa sono simili e in cosa invece diversi dai telescopi di Ctao più piccoli? Lo abbiamo chiesto all’astrofisico dell’Inaf di Brera Giovanni Pareschi, principal investigator del progetto Astri Mini-Array
Skyline del più grande vulcano attivo d’Europa, l’Etna, sotto una Via Lattea che domina il cielo. È lo scatto scelto dalla Nasa come immagine astronomica del giorno – o Apod, Astronomy picture of the day – del 5 luglio scorso. A realizzarlo, proprio mentre l’Etna dava spettacolo di sé con la sua attività effusiva, è un volto noto di Media Inaf, già autore di diverse Apod: l’astrofotografo Gianni Tumino
L’evento, il primo del suo genere a essere stato rivelato a simili energie, fa luce su una classe di fenomeni astrofisici considerati responsabili delle periodiche esplosioni che hanno luogo sulla superficie delle novae e dell’emissione di una parte dei fotoni che costituiscono il fondo di radiazione gamma che permea la nostra intera galassia. Il risultato in un articolo pubblicato oggi su Nature Astronomy.
L’onda di pressione dovuta all’esplosione del vulcano alle isole Tonga colpisce più volte la Sicilia; osservata anche al suo terzo giro intorno al mondo. L’onda è stata registrata con la strumentazione ausiliaria del telescopio ASTRI-Horn operativo nella...
Una campagna osservativa di 500 giorni condotta dalla missione Gaia dell’Esa, insieme a osservazioni di follow-up eseguite con oltre 50 telescopi da terra e dallo spazio, ha permesso di individuare un evento di lente gravitazionale causato da un sistema binario di stelle. Tra gli autori dello studio che ne riporta i dettagli ci sono anche Giuseppe Leto e Ricardo Sanchez dell’Inaf di Catania.
Pieno successo per il primo test di integrazione fra il prototipo della fotocamera Chec, la Compact High Energy Camera per i piccoli telescopi dual-mirror di Cta, e il prototipo di telescopio Cherenkov Astri-Horn di Serra La Nave, gestito dall’Inaf di Catania.
Fu Guido Horn d’Arturo, lavorando all’osservatorio di Bologna, a proporre la soluzione avveniristica all’inizio degli anni ’30, quando pensò di costruire uno specchio “grande” accostando piccoli tasselli.
Cosa lega con un filo rosso l’Arizona alla Sicilia? Risposta: i cosiddetti telescopi Cherenkov. Cinquant’anni fa sul Mount Hopkins, qualche decina di chilometri a sud di Tucson, veniva inaugurato il telescopio Whipple, destinato ad aprire l’era della moderna astronomia gamma. Il prossimo 10 novembre, sul Monte Etna, il prototipo Astri – apripista di Cta, la futura schiera di telescopi Cherenkov – verrà intitolato a Guido Horn d’Arturo, ideatore degli specchi a tasselli.