Eugenio De Caro

Nato a Napoli il 9 Luglio 1899, Eugenio De Caro si laureò in Ingegneria Civile alla Scuola Politecnica Superiore di Napoli nel 1925. Dopo la laurea frequentò presso l’Università di Napoli i corsi di Astronomia e Geodesia. Seguendo questo nuovo interesse, nel 1926 ottenne l’incarico di Assistente Astronomo all’Osservatorio di Roma dove iniziò la carriera scientifica sotto la guida di Giuseppe Armellini.
Dal 1927 alla fine del 1931 prestò servizio a Carloforte (Cagliari) dove curò con esemplare assiduità le osservazioni della variazione delle latitudini e la sistemazione della dotazione strumentale.
Nel 1931 fu trasferito prima all’osservatorio di Brera e poi a quello di Merate (Como), dove, con il grande rifrattore di Merz, intraprese la ricerca delle stelle doppie, non abbandonando, tuttavia, il lavoro iniziato a Carloforte.
Nel 1934, promosso astronomo aggiunto presso l’osservatorio di Catania, incominciò a collaborare al lavoro per la compilazione del Catalogo astrofotografico, impresa che per molti anni assorbì quasi tutte le risorse intellettuali e tecniche dell’osservatorio siciliano. Alla scuola di Azeglio Bemporad, De Caro cominciò a occuparsi di questioni fotometriche, in particolare determinando l’assorbimento atmosferico in diverse regioni dello spettro visibile.
Conseguita la libera docenza in astronomia, nel 1937 fu trasferito all’osservatorio di Teramo – Collurania, dove restò fino al 1940 quando, con il grado di capitano del genio, fu richiamato alle armi per combattere nella seconda guerra mondiale. Catturato dai nazifascisti nel settembre del 1943, per più di due anni fu internato in campi di concentramento tedeschi e solo nel 1946 ritornò a Catania, come incaricato del corso di Astronomia e Geodesia all’Università, e contemporaneamente assunse la direzione dell’Osservatorio, al posto del defunto Bemporad. Nel 1952 ottenne l’idoneità a Primo Astronomo, e nel 1953 la maturità alla cattedra universitaria.
A Catania, oltre a continuare il lavoro del catalogo astrofotografico, la sua attività fu, in gran parte, dedicata al riordino dell’Osservatorio di Catania, che praticamente si trovava con le stesse attrezzature acquisite agli inizi del secolo; in questo contesto vanno inquadrate le nuove indagini sull’estinzione atmosferica che, per la qualità scadente del cielo entro il perimetro urbano, indicavano la necessità di trasferire i telescopi per le osservazioni stellari in zone meno inquinate da polveri e luci. Con l’aiuto di alcuni giovani assistenti volontari aveva messo su un particolare programma di lavoro sulle orbite di binarie visuali e sui sistemi di due corpi di massa variabile.
Morì a Catania, il 2 marzo 1954.