Cosimo Inserra, ex allievo del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana” di Catania, è il vincitore per il 2021 del premio MERAC come “miglior giovane ricercatore nel campo dell’Astrofisica Osservativa” (Best Early Career Researcher in Observational Astrophysics).
La fondazione MERAC (Mobilising European Research in Astrophysics and Cosmology) è una organizzazione no-profit che ogni anno assegna tre premi in denaro (25mila euro) a giovani astronomi europei che si sono distinti nell’astrofisica teorica, in quella osservativa e nelle nuove tecnologie. Il riconoscimento, istituito dalla European Astronomical Society, è stato assegnato a Cosimo Inserra “per lo studio degli estremi delle esplosioni stellari, fornendo un contributo pionieristico alla loro comprensione e al loro ruolo in astronomia e astrofisica”.

Dr. Inserra, innanzi tutto complimenti! Potrebbe spiegarci di cosa si occupa esattamente e cosa si intende per estremi delle esplosioni stellari?

Il mio settore di ricerca è l’astrofisica time-domain che in italiano si potrebbe tradurre come astrofisica dei transienti extragalattici. Fin dal mio dottorato a Catania, mi sono specializzato sullo studio di particolari tipi di esplosioni di supernovae, diverse da quelle standard i cui principali meccanismi di produzione sono: il collasso del nucleo per le stelle più massicce e le esplosioni termonucleari che avvengono quando una nana bianca – quel che resta di stelle meno massicce, come il Sole – esplode dopo aver acquisito massa da una compagna in un sistema binario.

E invece, che tipo di supernovae studia lei?

Io studio tutte le cose che non puoi spiegare con questi due meccanismi.
Questi due meccanismi possono rilasciare una determinata energia che viene convertita in luminosità. Tutte le esplosioni di cui io mi sono sempre occupato, sono molto più luminose dell’ammontare energetico che una supernova potrebbe avere con qualunque dei due meccanismi standard oppure hanno una luminosità confrontabile con le esplosioni normali ma la loro evoluzione è così breve che non può essere spiegata con nessuno dei due meccanismi. Le supernovae che sono al di sopra della soglia di luminosità sono le cosiddette “supernovae super luminose” mentre le altre sono i “fast transients”.

È possibile predire questi fenomeni?

Non puoi predirli ma puoi fare delle ipotesi in base all’environment e in base a quanti ne hai visti. Si può stimare quanti ne dovrebbe trovare una survey astronomica in un certo arco di tempo e in un determinato volume di redshift. Sono oggetti abbastanza rari: 10-5 volte più rari di quelle standard.

Tuttavia, la categoria per la quale le è stato assegnato questo premio è quella dell’Astrofisica Osservativa. Essendo oggetti rari, come si applica la sua ricerca allo studio di questi fenomeni?

In generale faccio previsioni ma nello specifico ogni volta che viene trovata una di queste supernovae faccio partire delle campagne di follow-up per cercare di capirne i meccanismi di produzione, le caratteristiche chimiche, il tipo di esplosione e perché abbiamo questa energia in più; inoltre, faccio altri studi, legati alla polarimetria, sulla geometria di queste esplosioni e sul possibile utilizzo di una sottoclasse di questi oggetti in cosmologia. Un’altra caratteristica di queste supernovae, infatti, è che essendo più brillanti, non solo sono più facili da osservare, ma hai anche la possibilità di andare fino a distanze molto più elevate di qualunque altro transiente. Per effetto della relatività, quindi, hai un ritardo temporale che ti permette di osservarle nel tuo sistema di riferimento per più tempo. Infine, queste supernovae esplodono in galassie a bassa metallicità, praticamente sono perfette per analizzare l’evoluzione stellare e l’ambiente ad alto redshift.

Distribuzione dei transienti extragalattici con la loro luminosità massima in funzione del tempo necessario a raggiungerla dal momento dell’esplosione. Gli estremi delle esplosioni stellari si trovano tutti al di sopra delle due line teoriche per il massimo raggiungibile da un esplosione per collasso del nucleo (linea tratteggiata) e termonucleare (linea punteggiata). Credits: C. Inserra

Se lo aspettava questo premio?

Assolutamente no! Innanzi tutto perché era l’ultimo anno possibile per rientrare nella categoria che mi è stata assegnata, visto che questo riconoscimento è assegnato entro 10 anni dal conseguimento del dottorato. Inoltre, i vincitori più recenti di questo premio hanno profili accademici ben diversi dal mio per via di posizioni più importanti o per i tipi di fondi ottenuti.

A proposito di profilo accademico. Oggi Cosimo Inserra è Lecturer all’Università di Cardiff. Che significa essere Lecturer?

È il livello iniziale della posizione permanente accademica, il corrispondente in Italia del ricercatore. Nell’università inglese ci sono 4 livelli nella carriera accademica: Lecturer, Senior Lecturer, Reader e Professor.

Prospetta di salire di livello?

Prima o poi spero di sì. Comunque la mia posizione è già permanente, faccio ricerca, insegno (High Energy Astrophysics) e ho una serie di responsabilità amministrative che mi hanno assegnato per il livello di esperienze che ho.

Quali?

Innanzi tutto sono il P.I. (Principal Investigator) della più grande survey spettroscopica per i transienti extragalattici di tutto il mondo che prevede 2.5 – 3 anni circa di tempo osservativo, ovvero circa 90 notti all’anno in uno dei telescopi ESO, il New Technology Telescope (NTT). Nella survey ci sono quasi 270 scienziati di tutto il mondo, compresi ex direttori, capi di dipartimento e perfino il premio Nobel per la Fisica 2011, Brian P. Schmidt.

Da Catania al Regno Unito. Com’è arrivato qui?

Ho fatto due anni di Ph.D. a Catania e un anno negli Stati Uniti – in uno dei posti più lontano dal mare in cui sono stato in tutta la mia vita. Poi sono stato preso come post-doc all’Università di Belfast dove sono rimasto per quasi 5 anni. Durante la mia permanenza a Belfast ho vinto il Marie Curie con l’AstroFIt in Italia ma ho rifiutato.

Posso chiederle il perché?

Si certo. Il premio prevedeva un mio trasferimento a Padova per 3 anni. Non me la sono sentita di accettare perché mia moglie aveva un lavoro in Inghilterra e non sarebbe tornata. Io ho pensato che la famiglia viene prima. Mi sono detto: se sono davvero bravo, anche senza nessuna fellowship e nessun premio, ce la farò lo stesso.
Ho deciso così di prendere un post-doc a Southampton, anche se non prevedeva un avanzamento di carriera. Un paio di mesi dopo vinsi un altro premio nel Regno Unito istituito dalla Royal Astronomical Society per il miglior post-doc in astronomia nell’UK.
E infine, dopo un anno, ho preso la posizione permanente a Cardiff. Qui, negli ultimi 2 anni sono diventato vice-direttore dei progetti di ricerca del dipartimento e sono l’unico Lecturer che fa queste cose. Sono anche diventato Chair of the Equality, Diversity and Inclusiveness (EDI) Committee. Sono sempre stato appassionato a queste tematiche, fin da quando ero post doc: per questo ho fatto diversi corsi su come combattere in maniera pro-attiva l’equilibrio di genere, il bullismo, il razzismo ecc.
Infine, visto che sono anche appassionato di intelligenza artificiale (I.A.), che ho imparato autonomamente, mi hanno fatto Ambasciatore del Dipartimento di Fisica per l’Istituto di ricerca su “Big Data Science”.

Che attività svolge in qualità di Ambasciatore di Big Data Science?

Devo promuovere l’applicazione della I.A. a Fisica sia con gli studenti sia nei progetti e di conseguenza andare a provare delle applicazioni per fondi accademici che possono abbracciare diversi rami della scienza. A tal proposito ho attivato delle relazioni con alcuni politici perché con la I.A. puoi predire se i ballottaggi nelle elezioni dei paesi poco sviluppati sono stati falsificati.

Dal suo curriculum leggo che è anche Panel Member dello Science Technology Facility Council (STFC) e dell’Athena SWAN.

Esattamente! Il STFC è l’ente governativo di ricerca dello UK per quanto riguarda Fisica ed Astronomia; nello specifico io sono in uno dei comitati per l’assegnazione di borse di studio (circa 700 mila sterline) a post doc. Mentre l’Athena SWAN è una sorta di statuto che riconosce e celebra le buone pratiche nelle università e negli istituti di ricerca verso il progresso dell’uguaglianza di genere.

Per tutte queste posizioni bisogna candidarsi o si viene selezionati?

Spesso mi hanno scelto. L’unica volta che mi sono candidato è stata per la posizione di Chair of the Equality, Diversity and Inclusiveness Committee, a cui tengo particolarmente, anche se mi ero ripromesso di non farlo perché facevo già troppe cose.

Le manca l’Italia, Catania in particolare?

Sì per gli affetti e per il tempo atmosferico. A parte questo però sto bene, anche perché qui ho mia moglie e i miei bimbi. E comunque, alla fine abbiamo fatto la scelta di rimanere qui anche per i bambini che hanno la possibilità di crescere bi-lingue, di essere di madre lingua inglese ed avere un accesso a un sistema scolastico e universitario più formativo, nel senso che ti preparano di più al lavoro e c’è più possibilità lavorativa.

Se potesse tornare indietro quindi non cambierebbe nulla?

No, assolutamente no. Io nella vita faccio delle scelte, quelle che penso siano le scelte migliori. Quindi non ha assolutamente senso guardare indietro. Si deve guardare avanti! L’ho fatta io la scelta…non mi posso lamentare! Nessuno mi ha forzato.

E le è andata benissimo direi! Dr. Inserra, un’ultima domanda: che consiglio darebbe a un giovane studente che vorrebbe intraprendere questa carriera?

Innanzi tutto dico che è una bellissima carriera perché chi fa queste cose le fa con passione. Di conseguenza è una carriera che devi imparare a gestire perché lavorando con passione arrivano anche emozioni forti, nel bene e nel male. Una cosa che si deve imparare è di non arrendersi mai perché è vero che ho vinto dei premi ma ho avuto anche molti rifiuti.
L’importante è fare le cose bene, con rigore, soprattutto riuscire a collaborare con tante persone che aumenta le possibilità ad un giovane ricercatore di apprendere di più, avere più persone che ne possano riconoscere i meriti e quindi avere più possibilità di aprire le porte in futuro, perché, per quanto bello, non tutti ce la fanno purtroppo.

 

Daniela Sicilia