Un team internazionale a guida italiana, grazie ai dati del Telescopio nazionale Galileo e della missione Gaia, ha caratterizzato un raro oggetto substellare con un’orbita eccezionalmente eccentrica. Lo studio risolve un “enigma” astrometrico e apre nuovi interrogativi sulla formazione di questi corpi celesti
Plato, la missione dell’Agenzia spaziale europea destinata a scoprire esopianeti simili alla Terra, ha superato con successo una prima serie di test di vibrazione, richiesti per accertarsi che il veicolo spaziale sia idoneo al lancio, posticipato ufficialmente al 2027
I radiotelescopi dell’Inaf hanno dimostrato di poter prevedere i brillamenti solari con un successo dell’89 per cento, identificando particolari anomalie radio come precursori delle esplosioni energetiche. Lo studio, condotto nell’ambito del progetto SunDish e pubblicato ieri su Scientific Reports, apre nuove frontiere per la meteorologia spaziale e la protezione delle infrastrutture tecnologiche terrestri
Gioviani, nettuniani, mini-nettuni, super-terre: sono ottanta gli esopianeti “made in Italy”, individuati da ricercatrici e ricercatori afferenti a istituzioni scientifiche del nostro paese. Queste scoperte sono la punta dell’iceberg di una comunità nazionale di oltre cento persone, con più di duemila pubblicazioni all’attivo, a trent’anni dall’annuncio del primo pianeta extrasolare che inaugurò questo campo di indagine
Lunedì primo settembre il satellite Plato dell’Agenzia spaziale europea è arrivato sano e salvo nella sede di Estec, il Centro europeo per la ricerca e la tecnologia spaziale, nei Paesi Bassi. Qui verrà completato il montaggio e saranno effettuati una serie di test cruciali per confermare che il satellite sia pronto per la sua missione nello spazio e idoneo al lancio, previsto alla fine del 2026.
Un team a guida Inaf e Università di Roma Tor Vergata ha scoperto tre nuovi nettuniani caldi. Tra questi, Toi-5800 b si distingue per l’orbita insolitamente eccentrica nel cosiddetto deserto dei Nettuniani caldi. Le scoperte, ottenute nell’ambito del programma Honei con i dati di Harps, Harps-N e Tess, offrono nuove chiavi per comprendere la formazione e l’evoluzione dei sistemi planetari. I dettagli su A&A