In uscita su Astronomy & Astrophysics, il primo studio statistico di sistemi planetari osservati con il metodo delle velocità radiali a concentrarsi su un campione ristretto di nane rosse di tipo early, ovvero con masse comprese tra 0,7 e 0,3 masse solari. Le osservazioni di questo studio a guida Inaf sono state effettuate con lo spettrografo Harps-N al Telescopio nazionale Galileo.
Si chiama Toi-1807b l’esopianeta conosciuto come uno dei pochi ad avere un periodo di rivoluzione attorno alla propria stella inferiore a un giorno. Si tratta di un pianeta roccioso, quindi simile alla Terra, ma molto vicino alla sua stella madre: un anno su questo oggetto celeste dura “solo” 13 ore. Questo e molti altri dettagli sono stati descritti in un articolo in via di pubblicazione sulla rivista A&A.
Fra i mondi che popolano il sistema esoplanetario della stella Hd 3167, a circa 155 anni luce di distanza dalla Terra, ce n’è almeno uno che sembra seguire un’orbita equatoriale e almeno un altro che si muove invece su un’orbita polare. Giusi Micela (Inaf Palermo): «L’esistenza contemporanea di pianeti con orbite allineate e non allineate è un caso unico tra gli esopianeti noti, e probabilmente una combinazione rara che suggerisce una storia dinamica complessa»
The mass-accretion rate is a crucial parameter for the study of the evolution of accretion discs around young solar-mass stars, and has an important impact for planet formation studies. The Taurus star forming region is rich in young stars, most of them of the T Tauri...
Open clusters are ideal test objects for Galactic chemical and dynamical evolution and for stellar evolution theory. Recently, 16 open clusters have been analized, 14 of them never or scarcely studied before. All target stars were selected from the Gaia-based...
Sulle isole Canarie si sta completando l’assemblaggio e i test preliminari di Weave, un sofisticato strumento che fornirà dati preziosissimi per riuscire a comprendere come si è formata la nostra galassia e l’evoluzione delle sue stelle, ma anche l’evoluzione delle galassie esterne alla nostra e la natura della materia oscura e dell’energia oscura. Il progetto internazionale vede la partecipazione scientifica dell’Inaf.
Fonte: TNG website – News The high number of super-Earth and Earth-like planets in the habitable zone detected around M-dwarf stars in the last years has revealed these stellar objects to be the key for planetary radial velocity (RV) searches. Using the HARPS-N...
Mai prima d’ora era stata studiata con un simile livello di dettaglio la composizione chimica dell’atmosfera di un pianeta extrasolare. Grazie a osservazioni con il Telescopio Nazionale Galileo e a un’innovativa analisi dei dati, un team internazionale a guida dell’Inaf ha rivelato simultaneamente per la prima volta la presenza di sei specie chimiche nell’atmosfera di un esopianeta, il gigante gassoso caldo HD 209458b: acqua, monossido di carbonio, acido cianidrico, metano, ammoniaca e acetilene. La presenza di tali molecole indica che l’atmosfera dell’esopianeta è più ricca di carbonio che di ossigeno: ciò suggerisce che HD 209458b si sia formato a grandi distanze dalla sua stella e sia poi migrato verso di essa.
Arrivano i primi risultati del progetto C-MetaLL guidato da Vincenzo Ripepi (INAF-OACN) e Gianni Catanzaro (INAF-OACT).
Il progetto è dedicato allo studio delle Cefeidi Classiche (DCEPs), una particolare classe di stelle variabili che pulsano periodicamente a causa della loro instabilità. Combinando i dati dello spettrografo HARPSN con quelli dei satelliti TESS e GAIA, gli autori dello studio hanno potuto determinare con precisione le abbondanze chimiche di due DCEPs. Grazie a questo progetto sarà possibile capire meglio come la relazione periodo-luminosità delle Cefeidi sia legata alla loro metallicità, una questione ancora oggi dibattuta di grande rilevanza nel contesto della scala delle distanze extragalattiche.
Osservati, per la prima volta da una pulsar al millisecondo in fase “esplosiva”, lampi in banda ottica e ultravioletta oltre alle pulsazioni nei raggi X tipiche di questi corpi celesti. La scoperta, guidata da ricercatrici e ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica e basata anche su osservazioni effettuate con il Telescopio nazionale Galileo, mette alla prova i modelli teorici che descrivono il comportamento delle pulsar in sistemi binari.